Neverchild
Il figlio che non c’è

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Se questa è la tua prima visita ti invito a cominciare la lettura dall’inizio. Trovi la storia in ordine cronologico qui:


Se invece conosci già il blog, di seguito troverai la pagina che ho scritto più recentemente.

Ti ringrazio per la tua visita e ti auguro buona lettura!


L’ultima
pagina

Vivere nella paura

La gabbia può essere un conforto. Per quanto brutte e limitanti, le sbarre ci fanno sentire protetti. Una reclusione autoimposta è uno dei rifugi fisici e mentali più confortanti del nostro tempo. Guardiamo dalla distanza, osserviamo non visti, agiamo nell’anonimato. Ma il mondo esterno non smette di esistere, e di chiamarci a sé. Ho sempre amato i luoghi piccoli, facili da conoscere e da controllare, ma fuori dalla finestra non ci sono solo pericoli: il desiderio di uscire ed essere libero fa paura e al tempo stesso è inebriante. Va bene avere paura, fintanto che si continua a scegliere il coraggio.

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Post in evidenza – da dove è iniziata la storia

Dedica

Questo sono io, pochi giorni dopo la mia nascita. La mia storia cominciò così. Tutte le storie hanno un inizio, compresa questa storia che non c’è, ma che è comunque viva, tanto quanto lo ero io in questa foto.


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