Caro figlio, queste pagine sono dedicate a te. Altri le leggeranno, ma sei tu il mio destinatario principe, tu che in questa fase della mia vita mi sei spesso di ispirazione e guida. Sorge subito una domanda spontanea: come mai ho scelto di condividere pubblicamente i miei pensieri, invece di scriverti privatamente? Ci sono due validi motivi.

Il primo motivo è che scrivere con la consapevolezza che altri leggeranno dà una motivazione diversa. Ci si mette in gioco e chi mi conosce sa che non lo faccio mai abbastanza. Ci sono questi pensieri che mi accompagnano da tempo, spronati da un istinto paterno crescente, ho deciso di condividerli. Chissà, forse le parole che scriverò incontreranno la sensibilità di altri.

Il secondo motivo, meno importante del primo, è che tu non esisti. O almeno, non ancora. Momento di confusione, lo so. Non dovrei essere io a dirlo, ma non sono matto. Provo a spiegarmi. Per me sei assolutamente reale. L’idea di te e la speranza che tu possa un giorno entrare nella mia vita mi bastano per ora. Mi bastano per affrontare il vuoto del presente, per attendere il momento in cui riempirai le mie giornate di un senso che non può essere spiegato. Se invece tu non dovessi arrivare mai, non per questo rimpiangerò nulla di ciò che sento e di cui scriverò.

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Indipendentemente da questo, sento il bisogno di esprimere tutto l’affetto che ti darei, per non lasciarmelo dentro a consumarsi invano.

Ti cerco e ti trovo nei gesti, nelle intenzioni, nei riti, nei desideri, nei ricordi, nel mistero e nel baratro. Nel baratro di ciò che parla di finito, giunge il pensiero di te, di tutti i figli, sognati e concreti, biologici e simbolici, a sussurrare parole infinite.

Anche la mia storia è cominciata prima della mia nascita. Tua nonna mi ha dato le pagine che mi scriveva quando era incinta di me. Si rivolgeva a me, mi parlava, comunicava il desiderio che aveva di me. Sono parole semplici e potenti, commoventi. Vorrei fare lo stesso dono a te. Se mai nascerai, sappi che sei stato voluto, intensamente, con consapevolezza e tenacia, prima che di te ci fosse una minima traccia nella mappa della vita.

Se il mio desiderio sia forte e sincero, lo lascio giudicare agli altri; forse ci saranno lettori che si sentiranno partecipi del mio sentimento; forse l’universo deciderà, infine, di complottare per aiutarmi e io e te ci incontreremo davvero, lì al confine tra scienza e miracolo.

Anche in assenza di un lieto fine, spero che tutti, me compreso, si potranno godere il cammino che oggi comincia.

Il tuo papà che non c’è

2 pensieri su “Dedica

  1. Come tanti papà, esistono anche tante mamme che non ci sono. Mi sono rispecchiata in quello che lei scrive, sono una mamma ma senza figli. Non riesco a concepire il fatto che la genitorialita debba essere sempre vista in coppia. Sono convinta che dove c’è amore può nascere un figlio. E una persona sola può avere tanto più amore di quello che si pensa! La società non aiuta ma spero che in futuro ci sia un bambino per ogni genitore che non c’è ❤️

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    1. Grazie mille Giulia, in un mondo che mi sa sempre più freddo e indifferente commenti come il tuo mi sanno rianimare. Ho trovato che questa ricerca del concetto di paternità è utile anche a capire meglio il mondo e quel senso nascosto nelle cose che è tanto difficile da trovare quanto bello da cercare. Un’acclamazione per i bimbi e i genitori “sperduti”!

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