C’è una cosa che mi inquieta del non sapere ancora nulla di te. Io sono pronto ad affrontare qualunque sfida insieme a te e non mi importa se sarai diverso da come mi aspetto, anzi, te lo giuro qui solennemente che ti amerò per la persona che sceglierai di essere – detto questo, ti sarò molto grato se eviterai di ascoltare rap italiano e usare parole come “amò” e “fraté”. Tuttavia, si potrebbero presentare diversità che non sceglieremo né io, né te; ci sono caratteristiche con cui si nasce, molte delle quali non sono curabili – sebbene siano spesso gestibili. Non potendolo sapere ora, non ho come affrontare l’argomento nello specifico. Naturalmente ti auguro, come farebbe ogni genitore, di essere nato in salute. Se sono inquieto non è per l’eventualità opposta, ma perché vorrei cominciare a preparami fin d’ora; vorrei attivarmi, studiare e allenarmi, per darti tutto ciò di cui hai bisogno affinché la tua vita ne risenta il meno possibile. Vorrei dirti che andrà tutto bene. Perché andrà tutto bene. Qualunque sia il problema, piccolo o grande, passeggero o permanente, non dovrai preoccuparti, perché lo affronteremo insieme. Finché ne avrò capacità, io sarò al tuo fianco e il nostro legame è per la vita.

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Quale miracolo, essere nati. L’inizio di una grande avventura che richiederà ripetutamente una prova di coraggio. Nella mia vita, in particolare negli ultimi anni tramite il lavoro a scuola, ho conosciuto tanti bambini coraggiosi e di tanti altri ho letto e sentito parlare. Sono bambini e bambine che affrontano quotidianamente ostacoli e imprevisti, che hanno dovuto accettare di partire con uno svantaggio rispetto agli altri, che lottano per affermare il loro diritto di esistere e crescere, per perseguire un obiettivo o un’ambizione, senza per questo volere riconoscimenti e premi. Sono storie che mi ispirano, perché io non sono mai stato coraggioso. Alzare per primo la mano in classe, esprimere un parere contrario a quello degli altri, giocare con persone che non conoscevo, sentirmi gli sguardi degli altri addosso, erano per me tutti motivi di ansia. Io che sono nato in perfetta salute avrei potuto fare tanto di più, ma ero afflitto da un male diverso: l’insicurezza. Gli anni dall’infanzia all’adolescenza mi sembrano appiattiti nella memoria se visti dal punto di vista della mia crescita personale. Non mi mancava nulla – quante persone me lo avranno detto? – ma non riuscivo a crederlo. Non voglio sminuire l’argomento, perché non è facile avere il coraggio di essere sé stessi e i danni all’autostima sono spesso duraturi. Non ho solo sofferto, mi sono anche comportato male verso gli altri, perché una scarsa considerazione di sé causa pure questo. Non mi peserebbe così tanto se avesse avuto ripercussioni solo su di me. Per fortuna qualcosa è scattato in me, quell’istinto animale di cui cantavano i Cranberries; dal fondo del dirupo ho guardato verso l’alto e ho cominciato una lunga scalata. Se mi volto verso il basso, vedo quanta strada ho già fatto.

A portarmi su è stata una forza di attrazione inspiegabile e irresistibile. Io volevo, anzi dovevo riavvicinarmi ad una immagine di me che potevo rispettare e che mi era stata tolta. La mia ombra. Non posso dire di esserne uscito, perché credo non si “guarisca” davvero da questi complessi. Posso dire che negli ultimi anni ho recuperato rapidamente e oggi mi sento molto più sicuro che in passato, più libero di vivere le mie opinioni, i miei valori e le mie scelte. Questo stesso blog è una prova di coraggio. Certo, ancora quando entro in una nuova classe per la prima volta sudo sempre, mi vergogno a dire “ti voglio bene” e arrossisco come un pomodoro se faccio una gaffe. In generale, esprimere i miei sentimenti continua ad essere una faccenda complicata. Insomma, di strada ne ho ancora da fare, e parte di questa spero di poterla fare con te e tua madre. Lo farò per te e per me stesso, perché le due cose non sono separate. Io per primo devo mostrarti la via. Il tuo faro e il tuo porto sicuro nella tempesta. Almeno questo coraggio non mi mancherà, avrò il coraggio di essere il tuo papà.

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