Siamo di nuovo chiusi in casa. Una zona rosso-confuso di durata indefinita, e dovuta più alle mezze misure senza criterio del governo e all’irresponsabilità degli italiani-medi che alla contagiosità del virus. Non ti nascondo che in questo momento lo preferisco. Il recente ritorno a questa pseudo-normalità, complice anche la frustrazione che sto vivendo a scuola, è stato faticoso. Tornavo a casa esausto, fisicamente e mentalmente, e tu non c’eri a far evaporare questa gravità con la tua sola presenza. Ho invidiato, senza cattiveria, chi torna a casa e trova qualcuno ad aspettarli, mentre io non ho neanche un animale da compagnia (non ti sto paragonando ad un cane, comunque li amo i cani). Io non mi basto da solo, sono fatto così. Al contrario, mi sento motivato ad attivarmi per gli altri e con gli altri. A volte mi fermo a contemplare una scena immaginaria tra me e te: insieme al supermercato – tu mi leggi la lista della spesa seduto dentro al carrello, a studiare – tu aspetti che io capisca il tuo problema di matematica, a cucinare – tu che assaggi un po’ troppo durante la ricetta, se hai preso da tuo padre; momenti di condivisione che mi riscaldano. Lavorare da casa mi permette di riposare il corpo, ma non la mente e di certo non lo spirito. Questo isolamento favorisce il ritorno di fantasmi e una casa infestata non è il tipo di luogo in cui vuoi trovarti bloccato. Aveva ragione Aristotele, siamo animali sociali. Non fraintendere, sospiro anche per l’assenza di un’amicizia o di una relazione amorosa, però si tratta di sentimenti diversi, con te è un’altra storia. Credo sia un buon momento per dire qualcosa in più su questo desiderio che ho di te.

Photo by Juan Pablo Serrano Arenas on Pexels.com

Inizierò dicendo ciò che non è e che non sarà, perché è ciò che ha rischiato di essere. Mi spiego. La fantasia di essere papà mi accompagna da molto tempo (più o meno dall’adolescenza), ma inizialmente ero ispirato dai motivi sbagliati. Ci ho messo molto tempo a capire quante proiezioni interne e influenze esterne condizionassero questo desiderio e solo di recente il mio istinto paterno è stato accompagnato da una filosofia di vita consapevole. In un’epoca in cui avere figli è sempre più una scelta, credo che il minimo che possiamo fare è interrogarci sul perché vogliamo prenderci la responsabilità di mettere al mondo una nuova vita (considerando anche i mali del nostro tempo, come la sovrappopolazione, la crisi ambientale e TikTok). Ecco quindi la mia personale lista dei 7 motivi per cui né io né nessun altro dovrebbe diventare un genitore:

  1. Non lo farò per rimediare alla mia solitudine. È vero, non sarò più solo, ma questa è una conseguenza, non l’obiettivo. Quando verrà il momento ti lascerò andare. La mia solitudine deve essere risolta da me, non da te.
  2. Non lo farò per sentirmi completo. Non mi riferisco al completarsi a vicenda – quella è una bella cosa – ma alla sensazione di essere in difetto in assenza di figli. Dobbiamo realizzarci al di fuori del ruolo di genitore.
  3. Non lo farò affinché tu sia un’estensione di me stesso. Spero di riuscire a trasmetterti i miei valori, ma non tenterò di plasmarti a mia immagine. Sarai chi vorrai essere. Non voglio che tu sia come me, voglio che tu sia migliore di me.
  4. Non lo farò per riversare su di te le mie ambizioni non soddisfatte. Per me è abbastanza facile, perché ho avuto tante soddisfazioni. Avrai i tuoi interessi, i tuoi obiettivi e devi essere libero di fare le tue scelte.
  5. Non lo farò per soddisfare le aspettative della società. Rispetto massimo per chi sceglie di non avere figli. Zero rispetto per chi fa figli tanto per farli e poi viene meno al proprio ruolo di genitore, arrivando a forme più o meno gravi di abbandono o abuso.
  6. Non lo farò per risolvere i miei problemi di coppia. Chi mi conosce bene si farà una risata, è difficile avere problemi di coppia se la coppia non esiste. Almeno non ancora.
  7. Non lo farò per egoismo. Bisogna valutare che tipo di vita si può offrire ad un figlio. Se non si è pronti e disposti a dare il massimo, se rischiamo di esporli a sofferenza fisica o psicologica, meglio fare un passo indietro.

Quindi quali sono i motivi del sì? Penso che ognuno trovi il proprio percorso – imprenscindibile è l’amore – io posso parlare del mio. A me piace dare. Uno dei motivi principali per cui ho scelto di fare l’insegnante è perché amo trasmettere agli altri quello che ho imparato, aiutarli a crescere per diventare la versione migliore possibili di loro stessi. Credo nel progresso. Non quello tecnologico, sebbene sia collegato, ma quello del pensiero: l’umanità progredisce grazie a coloro che sono venuti prima di noi e se riusciamo a mantenere ciò che c’è di edificante e combattere ciò che c’è di distruttivo, possiamo sperare in un mondo sempre migliore; non per un dovere biologico, ma etico, morale. Sono un narratore. La mia immortalità non risiede nella possibilità della vita eterna o dell’aldilà, ma nella consapevolezza che la storia andrà avanti, e non si tratta solo della mia storia, ma di quella della nostra famiglia, dei nostri amici e tutti coloro che abbiamo incrociato nel nostro percorso; storie diverse, la mia non è la tua, eppure tutte parte di una tessitura senza principio e senza fine. Tu mi renderesti libero. Leggi questa riflessione tratta da un anime (da buon nerd sono per me fonte di saggezza insieme a manga, serie e film):

Ti sei mai chiesto perché è comune pensiero credere che gli uccelli siano delle creature libere? Anche se possono volare liberamente nel cielo, senza una terra da raggiungere, senza un posto in cui fermarsi a risposare le loro stanche ali, potrebbero anche pentirsi di possederle. L’essere davvero liberi, forse… L’essere davvero liberi forse consiste nell’avere un luogo dove poter tornare.

Koumyou Sanzo – Saiyuki

La vera libertà, sapere che c’è sempre un posto che puoi chiamare casa, c’è sempre qualcuno che ti aspetta, che ti accoglierà senza riserve. Ecco, quel qualcuno da cui io continuo a tornare, quel panorama famigliare perché nella sua imperfezione è unico e ti appartiene, in questa fase della mia vita per me sei tu. Spero che allo stesso modo saprò esserlo per te. La nostra famiglia intera. Se rimarrai un figlio che non c’è, troverò comunque un modo di essere libero, ma intanto, anche come pensiero, come sogno, mi permetti di volare.

Photo by Enrique Hoyos on Pexels.com

2 pensieri su “Un luogo a cui fare ritorno

  1. Ho sempre detto ai miei figli: Qualsiasi cosa succedera’ nella vita avrete sempre un posto dove tornare.

    Pensieri profondi e sinceri che dimostrano che una parte di strada per essere padre l’hai gia’ fatta.

    Ti voglio bene, amico mio.

    Piace a 1 persona

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