Quando ero piccolo, la mattina del mio compleanno, i tuoi nonni avevano la tradizione di farmi trovare un regalo o un biglietto sul comodino. A me piaceva tantissimo il senso di sorpresa – ora saprai che l’idea l’ho copiata da loro. Ci sono state diverse di queste sorprese, di tipo diverso e in occasioni diverse (e continuano ancora oggi). Di alcune mi è rimasto solo il ricordo della sensazione, altre sono più vivide nella memoria, come quella volta che io e tuo zio, tornati a casa, abbiamo trovato due conigli nani nella nostra stanza. Prima che ti vengano strane idee, sappi che i conigli sono carini da guardare, puoi dargli da mangiare, tenerli in mano (poco)… e basta, non ci puoi fare nient’altro. La cosa che mi colpì di più, però, fu la paura che questi animali avevano praticamente costantemente. Potevo sentire il loro piccolo cuore battere come un tamburo ogni volta che li prendevo; rimanevano immobili con quegli occhi sbarrati, anche se li guardavi da lontano, e fuori dalla gabbia cercavano subito un posto per nascondersi. Anni dopo anni, non si sono mai abituati. Non hanno mai smesso di sentirsi prede, hanno mantenuto forte la consapevolezza di essere minuscoli erbivori indifesi in fondo alla catena alimentare.

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Non credo abbia niente a che fare con le mie scelte alimentari, di essere vegetariano o vegano, comunque mi accorgo di avere questo in comune con quei conigli: sono cresciuto in perenne stato di timore. Perenne non nel senso di “tutti i momenti”, ma in tutte le fasi della mia crescita. Naturalmente non temevo di essere aggredito fisicamente (tranne una volta che sono stato inseguito dalla cagna del mio maestro di chitarra – in sua difesa mi ero avvicinato troppo ai suoi cuccioli). La mia era fondamentalmente insicurezza. Come e quando sia cominciata, non so dirtelo. Ciò che non conoscevo era un potenziale pericolo, e sapevo di non conoscere quasi niente- uno dei miei peggiori incubi è ritrovarmi in uno di quei quiz televisivi di cultura generale a fare mostra di ignoranza. Le persone erano in primo luogo una fonte di guai, giudici impietosi pronti a rendere palese ogni mio passo falso. Vivevo nella paura costante di dire la parola sbagliata, di fare la scelta sbagliata, di espormi al ridicolo, di essere assalito dalla vergogna, di crearmi un rimorso, di non piacere, di non essere accettato, di scoprire di non valere. Anche le sorprese, nel tempo, hanno perso la loro magia e si sono intrise di un gusto dolce-amaro. L’infanzia ti protegge per un po’, con il suo emisfero autogenerato di fantasia compensatrice, poi fai i conti con la dura realtà: là fuori è una giungla. Rispetto all’inaspettato io preferivo il nulla. Il mondo era per me un campo aperto senza nascondigli, e ogni persona un possibile predatore. La gabbia era ben preferibile, avevano ragione i miei conigli.

Photo by Jimmy Chan on Pexels.com

Una storia triste? No, affatto. Non so cosa ne pensino i conigli, ma io non ho mai smesso di desiderare la libertà. La libertà di sentirmi al sicuro in qualsiasi ambiente. Per quanto sia stato difficile, ho imparato a convivere con quella paura. Tutti i sentimenti sono utili, se sai gestirli. Questo mi ha fatto maturare. La convinzione di essere debole mi ha portato a scoprirmi forte e a trovare risorse che forse, altrimenti, non avrei tirato fuori. Se un osservatore esterno sapesse quanta paura ho affrontato, rimarrebbe meravigliato da quanto io sia riuscito e riesca ancora a realizzare. Non credo che andrà mai via del tutto, e forse è giusto che sia così. Ho imparato a stare bene con me stesso, ma anche a cercare e apprezzare il conforto e la difesa di un gruppo; sono cauto e prudente, perché questo è un modo razionale di vivere la paura; ho sviluppato una grande empatia, perché capisco cosa significa sentirsi piccoli in un mondo vasto e prepotente. Ecco, ho imparato a dare forza agli altri, soprattutto quelli che pensano di non potercela fare. Stimo le persone che non si piangono addosso, perché se lo avessi fatto non sarei arrivato dove sono e di certo non avrei cominciato a scrivere pubblicamente su un blog. Avere paura di vivere mi fa scegliere di esistere, ogni giorno, cercando il coraggio necessario. E sai che c’è? Mi piace trovare il coraggio. Per me, per te e per chi ne avrà bisogno.

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