Cosa guida il mondo? È una risposta che presto o tardi dovrò darti, ma sarà meglio che mi sia chiara ancor prima, affinché possa vivere coerentemente con ciò che proverò a insegnarti più attraverso le mie azioni che le mie parole. Ecco una cosa in cui credo, tanto per cominciare: siamo definiti da ciò che facciamo, più che da ciò che diciamo. Comunque, perché voglio parlarti di cosa guida il mondo? Perché se non ti farai un’idea tua, subirai quella di qualcun altro e nell’era delle soluzioni a basso costo e delle giustificazioni facili, non mi fido molto di quello che la società di massa avrà da offrirti. Ti potranno dire che sono i soldi a fare girare il mondo, ma questo è vero solo parzialmente. Ascolta quello che tuo padre ha imparato: l’uomo, da buon animale, rifugge il dolore e ricerca il piacere. Tuttavia, differentemente dal resto del mondo animale, ha modi non naturali di ottenere questi due obiettivi. Ecco dove deve partire la nostra riflessione, perché se da un lato è lecito utilizzare il nostro intelletto superiore per trovare soluzioni uniche e sempre più efficaci, dall’altro occorre interrogarsi sui limiti entro i quali è lecito farlo. Ad esempio, è giusto evitare una sofferenza se questa verrà subita da un’altra persona? E qual è il prezzo di un piacere costruito artificialmente di cui godiamo senza limiti?

Quando comincerò a farti lezioni di storia, ti parlerò di nobiltà e borghesia – raffronto fondamentale per capire il nostro tempo – per ora limitiamoci a dire che la mentalità diffusa del nostro tempo è orientata da un lato all’efficienza, dall’altro all’economia (questa intesa come risparmio sia di risorse che di energia): ottenere il massimo risultato con il minimo costo. Sfatiamo subito questo mito, perché un costo, per essere basso per noi adesso, sarà alto per qualcun altro o ci presenterà il conto più in là. Come principio non è sbagliato, ma viene spesso deviato in: il massimo risultato accettabile. Ovvero: fare il minimo indispensabile; e qui sorgono i problemi. In primo luogo perché la definizione di accettabile varia da persona a persona e da società a società (ecco perché l’Italia non riesce a essere efficiente come altri paesi). In secondo luogo, perché ci sono attività che non vanno d’accordo con il minimo indispensabile. Tua nonna mi ripeteva spesso che le cose o si fanno bene o non si fanno e io ho ereditato questa filosofia (forse troppo, decidi tu se portare avanti questa tradizione di famiglia), ma ci sono casi in cui il danno nel fare le cose in modo approssimativo è evidente: vedi il lavoro, lo studio, una relazione.

Purtroppo a guidare il mondo è l’avidità, intesa come la lupa di cui parlava Dante. Il piacere è diventato troppo facile, ma in questa modalità è effimero (oltre che spesso dannoso) e di conseguenza non ci riempie e ne vogliamo sempre di più. La società occidentale, diversamente da quanto ci insegna il mondo naturale, vuole tutto, oltre il sostenibile individuale e collettivo. Allora sì, diventano importanti i soldi, il possesso, il consumo costante, la fruizione veloce e la gratificazione istantanea. Nessuno vuole più faticare, nessuno accetta di fare sacrifici. Purtroppo non funziona così, tutto ciò che ha un valore comporta sacrifici, il cambiamento non avviene senza fatica o sofferenza. Non è una cosa brutta, in questa lotta c’è significato, quel significato che è insito nella vita: ci piacciono le sfide perché ci fanno crescere (prossimamente ti parlerò delle aragoste). Le cose facili non lasciano nulla. Il piacere di vincere facile è innaturale e nocivo. Attenzione quindi quando prendiamo scorciatoie, che non manchi mai una riflessione critica (ti devo parlare anche dei supermercati). Per fortuna ci sono anche altre forze in azione – ti avrei mai potuto lasciare con un panorama così desolante? Ci sono persone, e il tuo papà è una di queste, che credono che a guidare il mondo, veramente, sia l’empatia. Ciò che ci rende umani è la nostra capacità di collaborare e di avere cura l’uno degli altri.

Detto questo, ci sono piaceri che vale la pena di inseguire e che spesso sono tali proprio perché ottenuti attraverso l’impegno, la pazienza, la costanza, la regolazione, a volte sì anche attraverso il dolore (qui tanta stima per tua madre – ti avrei partorito io, ma non si può). Te ne parlerò meglio in futuro, ma uno dei piaceri più inebrianti che ho provato è quello dell’aiutare gli altri. Dove voglio arrivare? Quando mi dicono “in bocca al lupo” non mi piace rispondere “crepi” (lo saprai ormai quanto sono in difesa dei lupi e contro la loro associazione al negativo) e per fortuna esiste un’altra interpretazione: la lupa prende in bocca il cucciolo quando deve portarlo in salvo, quindi è un luogo sicuro. Io scelgo questa lupa a quella magra e sempre affamata – quindi viva il lupo! Gentilezza, consapevolezza, gratitudine. Non sottovalutarle. Sono queste le fondamenta su cui è possibile costruire una comunità destinata a durare e superare continuamente sé stessa. Per questo insisto tanto e cerco di dare l’esempio, ogni giorno più di quello prima. Lo so, non è facile, e ci sarebbe molto altro da dire, ma mi sono già espresso su cosa penso delle cose facili e veloci.

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