Ho cominciato a scriverti per il grande bisogno che sentivo di comunicare con te, che ha significato comunicare con me stesso e con altri che gentilmente hanno letto queste pagine. Nel frattempo, il padre che non c’è che ha cominciato questo percorso non è più quello che ti scrive oggi. Il desiderio di paternità è sempre dentro di me, ma ha trovato una sua dimensione più pacifica nella compagnia degli altri istinti e delle altre pulsioni che animano la vita interiore di ogni persona. Se essere genitore fosse davvero il mio tratto identitario distintivo, allora la mia esistenza fin qui dovrebbe essere stata vaga e inconsistente, ma così non è. Sono chi sono anche per l’amore che sento di poter dare, ma quell’amore è frutto di molto più che la tensione al divenire, nella prospettiva di avere un figlio. Prendo atto della ricchezza che è in me e della necessità, del dovere che ho verso me stesso di realizzarmi, di sentirmi uno e completo. Solo così sarò davvero pronto e degno di essere padre. E se non dovesse succedere, almeno avrò vissuto una vita piena.

Ho ricordato che nelle scene con cui intrattenevo la mia mente e il mio spirito in momenti di solitudine, c’era anche lei, tua madre. Non erano immagini meno colme di tenerezza, di calore e di speranza rispetto a quelle che appartengono a te. Non so perché me ne fossi dimenticato, penso perché è più difficile rapportarsi alla realtà di un adulto. Pensavo forse di essermi illuso che quella fantasia potesse davvero concretizzarsi e molta di questa disillusione pesava su di me e mi allontanava dalla volontà di guardare oltre e agire. Sognare è bello, ma rimanere impantanati in un sogno consolatorio è un modo di evitare la realtà, è la stasi di cui ti ho parlato, che è contraria alla vita, che invece è movimento, cambiamento, forza motrice. Lasciare la sfera protettiva del sogno può far paura, può essere disorientante, ma il brivido che devi sentire non è quello della paura che immobilizza, piuttosto quello della brezza lontana di luoghi esotici in cui avventurarsi, è lo spirito di avventura, l’eccitamento della possibilità, è il richiamo della natura.

Un’ultima lezione vorrei condividere con te, poiché in tempi recenti ho imparato una massima di altissimo valore: si può essere felici in qualsiasi momento. C’è sempre qualcosa di bello, positivo o incoraggiante in ogni situazione, tutte le emozioni sono valide e importanti, essere felici non sempre significa essere allegri o gioiosi, sebbene ci sia gioia inaspettata anche negli aspetti più insoliti e grigi. Se questo è vero, allora perché non scegliere di essere felici? Ci saranno sempre situazioni che non possiamo cambiare, eventi che ci abbattono, sofferenza. Non andranno via se ci lasciamo andare, ma potrebbero essere più tollerabili se alleggeriamo lo spirito, se apriamo un sorriso. Se puoi scegliere se sentirti miserabile o felice, perché non scegliere di essere felice? Mi rendo conto che può suonare tutto molto ingenuo e banale, ma se ci arriverai, se riuscirai a cogliere l’essenza profonda di questa verità, allora il mondo avrà un aspetto molto diverso. Ci vuole costanza, ci vuole pratica, ci vuole allenamento per imparare a vedere oltre le trappole psicologiche, i circoli chiusi mentali, le facili consolazioni a cui troppi di noi si sono abituati nel tempo. Ma la verità è che ogni sentimento è reale solo dentro di te e sei tu a decidere quanto gli altri e il mondo esterno debbano avere potere su come ti senti. Ogni momento è unico, ogni incontro è irripetibile, ogni sensazione ha un significato. Tutto il resto è orgoglio, competizione, insicurezza, paura, rancore. Questa è l’ultima verità che ti lascio.

Non so se tornerò a scrivere su queste pagine, se lo farò sarà con altre intenzioni, ma lo stesso affetto. Prendo un altra strada e con spirito di avventura e curiosità mi chiedo dove mi porterà. Chissà che per altre vie, per altre rive, non mi riconduca a voi.

La mia gratitudine raggiunga chi ha letto e chi leggerà, chi già c’è e chi non c’è ma ci sarà.

Un pensiero su “L’ultima verità

  1. Hai raggiunto un traguardo importante perché ti sai mettere in gioco e sei umile. Sarai sempre un padre per tutti i tuoi studenti: alla fine noi siamo cosi – abbiamo tanti figli non concepiti da noi ma che abbiamo incontrato e a cui tentiamo di lasciare qualcosa che va oltre l’istruzione accademica. Ti voglio bene.

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