L’inaspettato significato di un bicchiere

Sono piccole cose. Sono cose piccole e sciocche. Forse per questo mi prendono alla sprovvista. L’ultima in ordine di tempo si è presentata durante una passeggiata da Ikea (sì, ho sempre avuto questa strana fissa). La mia amica (che conosci sicuramente, ma te ne parlerò poi) ha preso dei bicchieri in polistirene e io mi sono soffermato a osservarli. Colorati, resistenti, adatti ai bambini. Ne ho preso uno in mano cercando di capire perché improvvisamente ero pervaso da un senso di malinconia. Poi ho capito. Per un istante tu eri nella mia vita e io dovevo comprarti un bicchiere che non fosse pericoloso per te. Com’è finita invece? Ho comprato un bicchiere di vetro per me stesso, che tra l’altro è caduto a terra prima di pagarlo, polverizzandosi (non sto esagerando, è esploso in mille pezzi). E a volte è proprio così che mi sento dentro.

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Lo so che mi complicherai la vita, ma a me sta bene, voglio l’esperienza completa. Voglio i dilemmi, i problemi, i cambi di programma, gli imprevisti, le notti insonni… e tu sai quanto io sia geloso del mio sonno. Sai cosa mi dico quando i vicini di casa sono troppo cafoni per rendersi conto che la notte ci sono persone che dormono? La prendo come un’esercitazione per quando ci sarai tu a svegliarmi. Ormai non so più se è una cosa tenera o solo un segno che sto impazzendo.

Pazzo o no, io comunque vado avanti. Ti racconto due cose recenti molto belle. Giovedì scorso ho finalmente incontrato Nicolò Govoni di Still I Rise! Avevo una lista di domande per lui e ho contrattato con le ragazze che erano in fila dietro di me per riuscire a fargliene almeno tre, ma loro poi sono state tanto soddisfatte delle risposte che hanno sentito che mi hanno autorizzato a rivolgergli anche le altre (è improbabile che stiate leggendo, però vi ringrazio ancora). Nicolò è stato estremamente gentile, ha accolto con entusiasmo la mia idea di proporgli un gioco da tavolo basato sul suo libro, abbiamo parlato di progetti futuri, di scuola e insegnamento e io gli ho detto che prima o poi lavorerò per loro e ci spero davvero. Seconda cosa, in parte connessa alla prima: sabato comincio finalmente un corso per progettare giochi da tavolo. Sono stato impegnato a creare il prototipo da presentare al primo incontro e per essere una bozza sono abbastanza soddisfatto.

Ho solo questa foto. Volutamente non ne ho fatta una con lui, mi interessava conoscerlo, non trattarlo da VIP (cosa a cui neanche lui aspira)

Come vedi cerco di tenermi attivo e ho sempre qualche progetto in cantiere. Tutto questo è bello, tuttavia… mi chiedo: la mia risposta è giusta?

Rispetto al bruciante desiderio che ho di questa mia vita futura che dal futuro non si smuove, la mia reazione appare alquanto temperata. Non sarebbe più giusto mollare ogni cosa e riordinare le mie priorità in base a te? Dare il tutto per tutto, perché il tempo passa e non aspetta nessuno? Forse è nuovamente la follia a sussurrarmi alternative attraenti che funzionano solo nei libri e nei film. O forse la vera follia è cedere al conforto del sentiero battuto, perché la vita è una sola e non si può viverla con la nostalgia di qualcosa che non è mai successo. E se anche fosse, cosa potrei fare, realisticamente? Mettere un annuncio online del tipo “aspirante padre cerca aspirante madre” e sperare che prima o poi scatti un’alchimia? Trasferirmi in Svizzera e chiedere l’adozione da single? Costruire un burattino di legno e aspettare che prenda vita? Quest’ultima non è mica da sottovalutare rispetto alle altre. Forse sto impazzendo davvero. Se qualcuno ha saggezza da condividere non esiti a farsi avanti. Io nel frattempo cerco di mantenermi sano di mente ponendomi poche domande e pensando invece a quelle che mi farai tu. Maledetti bicchieri.