Sono ancora qui

“Will you be like a papa to me?”
“Yes, Cosette, this is true. I’ll be father and mother to you.”

Dopo la morte di Fantine, Jean Valjean mantiene la parola data e prende con sé la figlia di lei come se fosse la propria. Praticamente un padre single adottivo ante litteram. Nella sua popolarissima opera, “I miserabili” (la citazione è però tratta dal musical ispirato ad essa), Victor Hugo dipinge una figura eroica universale, portatrice dei più elevati valori umani. Infatti, cosa c’è di più nobile di mettere la propria vita a servizio di chi non ha più punti di riferimento stabili nel proprio mondo? Ecco, se facciamo questa domanda oggi, coglieremo molto più scetticismo. Ma non voglio tornare sul tema dell’adozione per i single (non ora). Il punto è che anche io sarei pronto a farti da padre e da madre. Del resto mi è stato riconosciuto tanto l’istinto paterno quanto l’istinto materno. Come ci sono donne che si trovano a dover fare anche da papà, così ci possono essere degli uomini “mammi”. Per fortuna la società è cambiata anche in bene, non si storce il naso nel vedere un papà col grembiule da cucina, o cambiare un pannolino o fare delle coccole – anzi sono immagini celebrate, che attestano quando l’essere genitore non dovrebbe avere differenze di genere. Tuttavia, avendo avuto, per fortuna, l’esperienza di avere una mamma, non so come mi sento al pensiero che tu possa non averne una.

La sto cercando, la tua mamma. In passato ho fatto più passi indietro che passi in avanti, ci ho messo molto tempo a mettere assieme i pezzi vaganti della mia identità frammentata, come quelle di Pirandello (ma peggio). Per farla breve, sento che negli ultimi anni ho finalmente raggiunto la sicurezza che non ho mai avuto e mi sono messo in gioco, e ho aperto la mente, e il cuore. E non è cambiato granché. Finora. Ho il rimpianto di essermi svegliato tardi, perché alla mia età è sicuramente più difficile e ci sono molte meno persone libere. La mia paura per le relazioni, che ha spesso assunto i tratti di vero e proprio ostiniamo da parte mia, è andata a braccetto con la mia tendenza ad idealizzare ogni persona. Voglio sperare di essere ancora in tempo. Non mi fermo più di fronte a un tatuaggio o un piercing, non giudico in base ai vestiti o ai gusti musicali, non è poi un grosso problema se non mangia come me e non ha le stesse mie abitudini. Certo, alcune cose rimangono dei paletti: la volgarità non mi sta bene, il fascismo non lo accetto e disprezzo l’arroganza. Condividere alcuni valori, alcuni interessi, stare bene insieme, basta questo per cominciare. Del resto se non si cresce insieme, si perde la metà dell’avventura. Da qualche parte lei c’è e oggi le auguro buona festa della mamma.

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Ne ho passate tante, più dentro che fuori. Questi ultimi anni poi, e questi ultimi mesi, mi hanno messo a dura prova. Ma non mollo. Sono ancora qui. Cerco lei che possa cambiare tutto, sperando possa essere anche la tua mamma. Rimango fiducioso, ma mi preoccupa il tempo che ci vorrà. Cerco di essere paziente e cerco equilibrio. Sono stato solo tanto tempo, ma non sono riuscito a non chiudermi. Cerco un senso, quello sì, negli eventi di questa era segnata da guerra, pandemia e distruzione del mondo naturale. Cerco me stesso che è un po’ cercare anche te.

Ci troveremo tutti insieme?

Il bivio

Ci potranno essere momenti in cui la tua vita ti sembrerà una storia in pausa. Mi sembra che la mia lo sia da tempo. Mi sento come bloccato in una lunga digressione, un’esplorazione di temi e tracce secondarie, in attesa di una narrazione che deve riprendere da un punto ormai smarrito. Cosa sto aspettando, esattamente?

Sento di essere arrivato ad un bivio. Con piacere ho percorso il sentiero che saliva su per una collina. Mi ha fortificato. Arrivato in cima, però, mi si è presentato davanti un panorama desolante, monotono, oppressivo. Non sono sicuro di sapere dove mi trovo. Per orientarmi cerco te, che sei il mio Nord, e non ti trovo. Devo scegliere che strada prendere, altrimenti rischio di rimanere qui per sempre. 

Facciamo qualche passo indietro. Negli ultimi tempi questo bisogno di paternità si è fatto sempre più forte. Non tutti coloro che hanno un partner scelgono di essere genitori, ma non è possibile scegliere di essere genitori senza avere un partner. Ora, non voglio andare contro le leggi della natura, ma mi chiedo: se una persona desidera fortemente essere padre, e a detta di tutti sarebbe un ottimo padre, in nome di cosa dovrebbe rinunciarci? Prima di rispondere, una riflessione. Trovo giusto che ci si ponga come obiettivo il superiore interesse del nascituro, ma non è questo ciò che vedo accadere. Tre casi.

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Primo caso: bambini senza famiglia. Tutti siamo d’accordo che è giusto che vengano adottati (spero), ma se dobbiamo stabilire chi ha il diritto di farlo, ecco che ci si prepara a spargere sangue. Nessuno si è mai sognato di sottoporre a scrutinio una coppia che aspetta un figlio; sapranno quel che fanno, no? Non lo so. Se si trova doveroso proteggere gli orfani da genitori adottivi inadeguati, perché non fare lo stesso per i figli biologici? Perché è diffusa la convinzione secondo cui il sangue sia la migliore garanzia di idoneità per un genitore. L’adozione ha tempi lunghissimi, costi elevati e limitazioni scoraggianti, con la conseguenza che quei poveri bambini nel frattempo crescono soli, a volte troppo. E mi fermo qui.

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Secondo caso: bambini con un solo genitore. In Italia io non potrei adottarti da solo. Le persone single non sono idonee (a quanto pare), salvo qualche eccezione: genitori divorziati, donne abbandonate, vedovi, vedove, coppie separate dal lavoro o dalla malattia. Insomma, basta che l’ingravidamento ci sia stato, allora va bene. Del resto, come si può privare un bambino di un padre o di una madre? Peggio ancora, come si può pensare di dargliene due? Assolutamente no, lasciamo che questi bambini e bambine rischino di non vedere mai l’amore di una famiglia, sempre meglio dell’amore della famiglia sbagliata. Sbagliata secondo i canoni di chi? Non c’è prova scientifica che dimostri che le famiglie “diverse” danneggino lo sviluppo dei figli. Semmai il contrario.

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Terzo caso: bambini con genitori naturali. Modello superiore e insuperabile. O forse no. Al di là del velo, tra le mura private di queste famiglie, che nessuno oserebbe mai violare, quanti drammi sconosciuti o inespressi si consumano? Lo scopriamo quando è troppo tardi. Una storia tra tutte, che racconterò meglio in futuro: quella del piccolo Gabriel Fernandez, torturato fisicamente e psicologicamente dalla propria madre e dal compagno fino alla morte all’età di soli 8 anni, nella tacita complicità di un’intera comunità. Ma noi vediamo ancora il dramma massimo nella separazione tra madre naturale e figlio, permettendo tanti abusi per la nostra moralità ipocrita. State facendo la guerra sbagliata. Non è l’unione di uomo e donna che fa crescere bene un figlio, è l’amore.

Affrontiamo la realtà: essere un genitore biologico non fa di te un buon genitore, tantomeno un genitore migliore. Ci sono ovviamente famiglie che fanno del loro meglio, ma quanti padri e quante madri non meriterebbero di avere figli? Figli che poi non possono sfuggirgli. E noi ci preoccupiamo di concederli a persone che attraverserebbero (come di fatto fanno) mari e monti per dare loro un rifugio sicuro. E questa la chiamiamo una società giusta? Interesse superiore del minore? Questa è una storia di discriminazione pura, da cui tutti hanno solo da perderci. È facile imporre il proprio modo di vedere quando, convenientemente, ne fai parte. Ma chi gli dà il diritto di giudicarmi senza neanche conoscermi? Di negarmi il diritto di amare ed essere amato? Non chiedo di dare il diritto a tutti, ma almeno a chi lo merita.

È giunto il momento per me di fare una scelta, ma non sono ancora sicuro quale sarà. Spero solo che non sia la fine di questa storia.